Nel 2024, esattamente 150 anni dalla scomparsa di Mariano Fortuny i Marsal, tra i pittori spagnoli più interessanti del XIX secolo, sebbene non sempre pienamente riconosciuto in quanto tale, è stato ricordato in varie cornici. L’anniversario è stato festeggiato sia dentro che fuori dalla Spagna, con particolare attenzione nei musei catalani; tuttavia abbiamo l’opportunità di esplorare alcuni aspetti meno esplorati della sua breve carriera: morì a Roma a soli trentasei anni.
Il Museo Thyssen di Malaga apre, in questo fine settimana, nella Sala Noble, una mostra incentrata sui suoi disegni e incisioni, curata da Francesc Quílez Corella; provenienti dal Museo Goya di Castres, sono esposte una trentina di opere che rappresentano i diversi ambiti in cui lavorò (Barcellona, Marocco, Roma, Granada) e alcuni dei soggetti a lui più cari: scene di genere e di vita quotidiana, temi orientalisti e personaggi tratteggiati dal vero.
La carta fu per Fortuny un supporto sempre prezioso, dai tempi di studente agli ultimi anni della sua formazione, quando portò avanti le composizioni più complesse grazie alla versatilità tecnica che offriva. Non era di base il mezzo più favorevole per affinare la sua raffinatezza, ma era lo strumento con cui misurava la sua sensibilità e la capacità di catturare lo spettatore in formati discreti e con risorse austere.
In queste opere non rinunciò ai riferimenti letterari che proliferano nei suoi dipinti, come avviene anche per altri artisti della sua epoca, né a un desiderio di verosimiglianza che non abbandonò mai; tuttavia è evidente che in esse si concedesse una libertà maggiore rispetto alla pittura, con più istinto e meno conformità ai codici di rappresentazione. Poiché questo tipo di composizioni non era destinato al mercato, volle lasciare da parte le condizioni dei committenti dai gusti ancora ortodossi.

Molti di questi disegni — provenienti dal museo di Castres, una delle collezioni più importanti d’Europa per quanto riguarda Fortuny — sono ora esposti per la prima volta in Spagna e in numerosi di essi ritroveremo il germe dei suoi sviluppi pittorici, sia sul piano compositivo sia tematico, presentandoli con una maggiore audacia rispetto a quanto si vedeva nelle sue tele.
Fortuny non coltivò il paesaggio nella sua dimensione più convenzionale, intesa come semplice rappresentazione della natura, ma integrò l’ambiente nelle sue immagini, ed è soprattutto nelle opere realizzate su carta che si coglie il ruolo che gli effetti atmosferici hanno avuto nel plasmare il suo linguaggio; lo si comprende anche nei suoi ritratti di individui esposti al sole.
Collezionista di momenti storici e di quotidianità, era appassionato del Marocco e della cultura orientale tanto da concentrarsi su ciò che, per lui, era puro e autentico: dall’infanzia all’Albaicín, dal mare al sole, dalla morte al corpo umano.


Formatosi a Roma per tre anni, i suoi soggiorni in Nord Africa (nel 1860, 1862 e 1871) gli permisero di scoprire un immaginario arabo la cui influenza, sotto forma di atmosfere calde e bohémien, accompagnò tutta la sua carriera e, ancor più, la sua produzione grafica: i suoi modi di vita semplici, le sue case austere… Gli fu facile catturare questa cultura, così come ha sempre avuto la capacità di catturare la vita e la luce che circondano il Mediterraneo.
Questo cosmopolitismo, insieme al modo in cui gestiva i punti di vista bassi, lo rese un autore particolarmente originale nel panorama europeo; fu lodato l’enigma delle sue incisioni, ma anche la delicatezza dei suoi acquarelli, contraddistinti dalla facilità del tratto e dalla qualità degli inchiostri. Le sue scene tratte dalla natura e le vedute di Granada, realizzate con questa tecnica molto vivida, testimoniano il gusto per l’archeologia e il suo desiderio estetico, la sua aspirazione a migliorare la realtà.
La fattura apparentemente disordinata, ma così caratteristica della produzione di Fortuny, si accentuò nei suoi ultimi anni, insieme al tocco vibrante dei suoi tratti.


“Mariano Fortuny.Disegni”
MUSEO THYSSEN MÁLAGA
C/Società, 10
Málaga
Dal 6 febbraio al 3 maggio 2026
