Non è una buona idea stabilire gerarchie tra le diverse discipline che compongono l’opera di Juan Navarro Baldeweg, sia come architetto sia come pittore, sia accademico di belle arti a San Fernando e vincitore del premio nazionale per le arti plastiche nel 1990. I suoi primi studi, svolti a Santander, si sono concentrati sul disegno e hanno seguito un percorso formativo orientato al progetto, già all’inizio degli anni ’90.
Come architetto, Baldeweg ha realizzato, se si guarda in modo superficiale, la casa della pioggia a Santander; il palazzo dei congressi e delle mostre di Castiglia e León a Salamanca; la Biblioteca comunale di San Francisco El Grande (Madrid); il centro culturale di Villanueva de la Cañada (Madrid); la biblioteca della facoltà di musica dell’Università di Princeton; oppure il Centro di ricerca e museo di Altamira. Come pittore ha tenuto numerose mostre personali, con un riepilogo del suo lavoro presente in un ampio numero di centri spagnoli e internazionali, tra cui il Museo Reina Sofía, la stessa Academia de San Fernando, el Patio Herreriano o il Museo de Bellas Artes di Álava.
Anche autore di sculture e di strutture, Baldeweg è al centro di una vasta mostra allestita nel CentroCentro di Madrid, curata da Ignacio Moreno Rodríguez, in cui i legami tra la sua produzione vengono rivisti attraverso le diverse aree tematiche e formali: sessanta opere esposte quest’anno, soprattutto perché alcune non sono state pubblicate. Non mancano i suoi primi dipinti, le strutture realizzate durante il soggiorno al Center for Advanced Visual Studies del MIT di Boston o i suoi tessuti più recenti.

“Do and Chance”, che dà il titolo a questo progetto, è parte della recente linea espositiva di questo spazio di Madrid dedicata a diffondere il lavoro di artisti fondamentali del panorama spagnolo che non hanno recentemente avuto mostre nella capitale (era anche il caso di Rafael Canogar) e sottolinea che, sebbene autonomamente le opere contemplino diverse tecniche di Baldeweg, viste insieme sembrano rispondere a determinati principi o impulsi comuni; tra questi vi è l’attenzione per la gravità come legante della materia, per la luce come trasformatrice di spazi e generatore di emozioni o flussi di energie e informazioni (che aveva già strutturato la loro mostra Uno Zodiaco al museo ICO, l’ultimo istituzionale di questo autore a Madrid); si occupano anche di una preoccupazione per la partecipazione attiva del corpo umano nell’opera d’arte, in particolare in relazione all’orizzonte visivo e all’espressività gestuale della mano, o all’esame dei comportamenti universali nei processi fisici di azione che indicano la reciprocità tra consumo e spesa energetica e, lungo la strada, tra atto e distruzione.


Questi temi hanno guidato la traiettoria di Navarro Baldeweg sin dall’inizio e accompagnano quasi ogni sua sfaccettatura, lasciando nelle mostre come questa, che hanno presentato il lavoro in formati differenti, una traccia insistente, con l’obiettivo di una strategia creativa destinata a un pubblico sofisticato di concetti che sono essi stessi le sue coordinate principali; in definitiva, una sorta di “casa precedente” dell’artista.
Sebbene, come detto, tutti i suoi mezzi tecnici siano presenti qui, è inevitabile che la pittura assuma la scena centrale, poiché quel contesto in cui gli ostacoli della strada e l’inaspettato lasciano segni sulle tele e le aspettative dell’autore devono convivere fin dall’inizio con quel grado di indefinibilità. L’architettura ha una funzione da assolvere e deve rispondere a esigenze precise, il che la rende più prevedibile rispetto al cedere al caos regolato dalle arti plastiche.


Navarro Baldeweg. “Make and Chance”
CentroCentro. Palazzo Cibeles
Plaza Cibeles, 1
Madrid
Dal 12 giugno al 2 novembre 2025
